“L’estate fredda” di Gianrico Carofiglio

La verità delle persone si legge nelle sfumature.

Autcopertina-lestate-freddaore: Gianrico Carofiglio
Titolo: L’estate fredda
Pagine: 342
Editore: Einaudi 
Collana: Einaudi. Stile libero. Big
Listino: € 18,50 (Lo trovate anche a €15 online!)
Pubblicazione: Ottobre 2016
Link per la mia recensione: http://www.lindipendente.net/new_site/cultura/item/2564-l-estate-fredda-perfino-il-dolore-genera-speranza.html

Dunque, la copertina è orrenda, letteralmente, e non rende onore al capolavoro che rappresenta! Questo libro è molto importante per me, per tutto ciò che rappresenta e per i dettagli che mi hanno toccata. Non ho voglia qui di spiegare per quale motivo ed in che modo, ma voglio avvertire che per chi crede che nulla si possa risolvere, per chi si ferma sempre alle apparenze quando tutto sembra facile e ovvio, per chi è convinto che sia tutto o bianco o nero, per chi lascia che una storia finisca perché “tanto non c’è più nulla da fare”, per chi ha sempre ripetuto che “la mafia non è mai stata toccata e mai perderà potere”, per chi non si è mai fermato a pensare se davvero mai nulla cambierà, ecco assicuro che queste pagine inviteranno a riflettere ed osservare, cosa che sempre provoca Carofiglio come scrittore.
Oltretutto io non sono mai stata in grado di leggere un libro di questo autore senza essere poi istigata a leggere altre tremila opere di altrettanti autori, a causa delle sue citazioni e degli interessi che fa sorgere!
Dato che la mia recensione l’ho già scritta ed è già stata pubblicata su L’Indipendente Quotidiano (questa volta sono riuscita ad essere sintetica, perché stavo esagerando!), qui di seguito vorrei solo pubblicare alcune citazioni ed estratti.

  • “Mentre lei parlava Fenoglio aveva provato l’impulso fortissimo di abbracciarla e dirle quanto la amava, e di prometterle, e di pregarla di non andare via, ma non aveva trovato il coraggio, e non aveva trovato cosa prometterle, e non aveva trovato le parole. Non era mai stato capace di manifestare i sentimenti, come per un doloroso mutismo, per un ritegno che poteva sembrare freddezza. Forse, a pensarci bene, era questo il problema più grave, più ancora dell’impossibilità di avere figli. Del resto lei lo aveva appena detto: non bisogna dare le cose per scontate. Intendeva: non bisogna dare le emozioni e i sentimenti per scontati. Vanno condivisi, vanno detti e resi tangibili.
    Non bisogna dare l’amore per scontato.” p. 21
  • “Il confine che separa i matti dai normali ci sembra netto, consistente, difficile da valicare. Invece è sottilissimo e in alcuni punti – in alcuni momenti – sfuma senza che ce ne accorgiamo. Ci troviamo nel territorio dei pazzi senza capire com’è successo – e del resto i pazzi lo sanno di essere da quelle parti?” p. 23
  • La differenza e la distanza tra i buoni e i cattivi, quella che tutti vogliamo vedere senza voler pensare a quanto sia labile, viene esemplificata in questo libro anche da un’immagine concreta, la lingua dei verbali, citando a p. 112 il “terrore semantico”:

    Calvino parla di terrore semantico. L’idea è che la lingua dei verbali eviti le parole di significato comune e concreto perché chi scrive vuole inconsciamente sottolineare di essere su un piano superiore rispetto alle cose materiali di cui gli capita di occuparsi. Un tentativo di prendere le distanze dalla concretezza del mondo reale. Antilingua, la chiama Calvino. Una lingua lontana dai significati e dalla vita.”

  • – Da bambino facevo un gioco. Sceglievo una parola e la ripetevo ad alta voce tante volte, fino a quando non perdeva il suo significato e diventava solo una sequenza di lettere. […] Fa pure un po’ paura verificare quanto sia fragile il legame fra le cose e le parole. Il mondo si regge sul collegamento fra le parole e le cose e questo collegamento può essere infranto in due minuti con un gioco da bambini. Mi sono sempre detto: deve significare qualcosa, qualcosa di importante. Ma non sono mai riuscito a capire cosa.
    La lingua è una convenzione, un patto implicito fra le persone. Nessuna legge di natura dice che a un certo oggetto corrisponde una certa sequenza di segni – lettere o vocali.” p. 114
  • – Non credo che sarò un ufficiale dei carabinieri per tutta la vita. Mi ci sono trovato, ma fin dall’inizio ho pensato di non essere adatto.
    – Forse questa è filosofia a buon mercato, ma io credo che certi lavori dovrebbero essere fatti da quelli che non si sentono adatti, per usare la sua espressione. Sentirsi un po’ fuori posto aiuta, rende più vigili. Uno che si sente molto adatto, per esempio, non nota l’assurdità del modo in cui scriviamo i verbali. Non nota i particolari importanti.” p. 114
  • E qui, ecco spiegato il titolo (p.194):

    Le metafore atmosferiche sono fra le più efficaci e potenti. Fenoglio lo aveva letto da qualche parte, ma non ricordava dove.
    – I nostri superiori vorrebbero dare un nome all’operazione. È una cosa che facciamo da sempre, lo sa. Ce lo chiedono da Roma, per il comunicato stampa, per i giornali e le televisioni, – disse il capitano con un po’ di imbarazzo.
    […]
    Fuori era buio e la pioggia batteva con una cadenza autunnale.
    – Estate fredda.
    – Eh sì, freddissima, veramente incredibile. Anche se a rigore manca ancora qualche giorno al 21 giugno, – rispose il capitano.
    – Volevo dire: Estate fredda. Il nome che mi stava chiedendo. Sarà davvero difficile dimenticarcela.
    Era vero. Sarebbe stato molto difficile dimenticare quell’estate.”

  • “Gli tornò in mente l’apologo dell’ubriaco che perso le chiavi di casa e le cerca per strada, sotto un lampione. Le cerca ma non le trova. A un certo punto un passante gli chiede cosa stia facendo e lui, appunto, gli risponde che ha perso le chiavi e le sta cercando. Le hai perse sotto questo lampione?, gli domanda il passante. No, le ho perse in quel vicolo, risponde l’ubriaco. E allora perché le cerchi qua? Perché qua c’è luce e lì è buio e non si vede niente. Una storiella molto molto arguta. Spiega quello che facciamo spesso, senza rendercene conto, quando cerchiamo di risolvere un problema senza averne le coordinate. Cerchiamo dove c’è luce, anche se è esattamente il modo per non risolvere il problema.”  p. 244

Ce ne sarebbero altre ma non posso trascriverle perché svelerebbero troppo, e poi queste mi sembrano già moltissime!
Per motivi diversi per ognuno, sarebbe perfetto se assaporassero queste pagine giovani magistrati, studenti e adolescenti, e spero, nel mio piccolo, di aver fatto nascere un po’ di voglia o quantomeno di curiosità. Perché qualcosa si può ancora salvare, sempre.

Buona lettura,
Antigone

meteo-puglia

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