La verità nei suoi occhi: la vita vince sempre.

“Credo nei lunghi cammini che danno chiarore all’ignoto.”

Questo romanzo mi ha sorpresa. Le prime pagine non mi stavano convincendo, non capivo quale fosse la storia di base, dove si volesse arrivare, se i personaggi avessero una propria profondità. Poi mi ha colpita! Credo che sarebbe molto interessante se da questo libro nascesse un film!
“La verità nei suoi occhi” è composto da un continuo alternarsi di epoche ed ambientazioni, che permettono la formazione di storie che si incontrano e si intrecciano, ognuna con la propria importanza, ognuna con il proprio messaggio da lasciare. Il colpo di scena è l’elemento di congiunzione di ogni vicenda dalla prima all’ultima pagina, condito da flashback che trascinano in un vortice di immagini e parole.

Un viaggio in un luogo lontano e felice, una coppia unita da un legame intenso che aspetta solo di essere illuminato dal sole di un figlio.

Poi il passato: ognuno ha la propria storia, ma non tutti si portano dietro qualcosa di così traumatico e coinvolgente come il protagonista di questo libro.

Daniele trova l’amore, quegli occhi in cui si riconosce, gli occhi in cui impara a vivere profondamente: dopo una vita passata a salvare altre vite come medico, trova una donna che salva la sua anima di uomo e gli fa scoprire di quanto amore egli sia capace.
Ci troviamo però durante l’ultimo conflitto mondiale, dunque le condizioni storiche, unite alla crudeltà di un colonnello tedesco che trova solo un oscuro vuoto dentro se stesso per ottenere tutto ciò che brama, non permettono ai due giovani di continuare a vivere questo amore.
Si scoprirà d’altra parte che la potenza del sentimento più profondo che l’essere umano sia in grado di provare ha vinto su tutto: sulla violenza, sulla guerra, sul vuoto.

Si scopre l’umanità nel luogo e nel tempo in cui di umano non c’è nulla. Si scopre l’amore dove sembrava essere dimenticato. Si scopre la vita dove aleggia la morte. A dimostrazione che il sentimento di chi è rimasto umano non può essere ucciso. Neanche da una guerra.

Anni dopo Daniele, grazie ad un viaggio con il suo nuovo amore e ad una bambina che riesce a guardare nel suo passato, coinvolgerà un suo amico, Matteo, per far luce su grande ipotetico cambiamento forse avvenuto anni prima e forse legato alla donna che precedentemente gli aveva rapito il cuore. Dunque Matteo, tra viaggi e nuovi travolgenti incontri, si troverà di fronte ad una difficilissima scelta: la verità è sempre la cosa giusta?
Di certo si può decidere di non rivelarla, ma non si può nascondere, perché la verità è sempre nei nostri occhi. 

Un libro che ci insegna, o magari ci ricorda, che una possibilità c’è sempre. Anche quando sembra finita, anche quando attraversiamo un dolore che sembra possa annientarci, anche quando non riusciamo a vedere “un oltre”, una luce, ci sarà sempre una nuova possibilità. Non cancellando il passato, ma portandolo nel nostro cuore, senza che possa prendersi il nostro presente, né il nostro futuro, ma solo i nostri ricordi, che non sono veli, ma sono fatti di profondità e ci ricordano di cosa siamo capaci. Un libro che ci insegna anche che le coincidenze sono solo coincidenze se vogliamo che siano tali! In caso contrario, ogni indizio può aiutarci a seguire la nostra strada, a chiudere porte rimaste accostate, a trovare la chiave per quelle che non abbiamo mai avuto il coraggio di aprire, a sciogliere nodi di cui non ci volevamo occupare. Un libro che ci insegna infine quanto sia difficile fare la cosa giusta, capire quale sia la cosa giusta, capire se davvero ci sia una cosa più giusta di un’altra in determinate situazioni.
Un libro pieno di storia ma colmo di futuro.

Il linguaggio medio-alto viene utilizzato nella meticolosa attenzione per i dettagli e per l’incredibile descrizione delle reazioni dei sensi; le parole scelte sono forti, potenti, entrano dentro l’anima con metafore che tutti noi almeno una volta abbiamo percepito tremanti. Le immagini sono così vivide ed intense che talvolta addirittura si può percepire la voce dell’autrice, spezzata dall’emozione.

Mi hanno toccata poi le osservazioni sul periodo di guerra, poste in una prospettiva diretta, dall’interno:
“Riflettete sulla considerazione comune a molti testimoni dell’olocausto: l’umanità ha il dovere di non dimenticare. La pazzia di pochi può arrivare a coinvolgere le gesta di molti, accecarli fino al punto di non riconoscere più nell’altro un proprio simile e legalizzare azioni considerate in altri momenti bestiali e improprie alla razza umana.” (p. 60)

“Erano i primi di luglio: il tempo passava, indifferente ai drammi della guerra, così come l’universo prosegue il suo infinito corso nell’alternanza delle stagioni, degli anni, delle evoluzioni astrali, lontano e distante dalle vicende umane.” (p. 24)
Quante volte l’abbiamo pensato: succede di tutto nella nostra vita, eppure la Terra continua a girare, le stagioni continuano il loro circolo, i fiori continuano a crescere, un giorno ci svegliamo e ci ricordiamo che l’esistenza continua, qualsiasi cosa accada.

Ecco, se un giorno volete ricordarvi che la vostra vita continuerà e avrà nuove possibilità di essere illuminata da una nuova luce, un nuovo amore, una nuova estate, immergetevi in questo romanzo breve, passando attraverso lontani paesi, epoche distanti, coincidenze e sentimenti, per emozionarvi e trovare una nuova forza.

Buona lettura!
Ludovica ☀

Ps. Ho cercato di rivelare il meno possibile della storia, ed è stato difficilissimo, perciò perdonatemi se è tutto poco chiaro, ma non credo sarebbe stato giusto fare altrimenti!


“La verità nei suoi occhi”, di Patrizia Doria, edito da Eretica Edizioni (2016). 

Viaggio in un libro psichedelico: “Il meraviglioso vinile di Penny Lane”

Buongiorno!
Da qualche tempo ho scoperto l’esistenza di Eretica Edizioni, una casa editrice in grado di azzittire tutti quelli che mi hanno sempre detto di essere troppo idealista per questo mondo: “tu credi in progetti irrealizzabili”, “il mercato editoriale ormai va in questo modo”, “le case editrici come le vorresti tu non esistono”, etc. Invece no, osservando ed entrando in contatto che gli scrittori che pubblicano con Eretica, ecco la concretizzazione di un progetto di onestà, libertà ed arte. Non posso poi non rivelare che su buona parte delle copertine dei libri pubblicati è scritto in grecoeresia“, con tutti i significati che si porta dentro in quella meravigliosa lingua in particolare.
Mi fermo, altrimenti questa divagazione inizia a prendere strade interminabili!
Lascio qui sotto le mie impressioni sul libro che ho sempre voluto leggere e che ho trovato solo ora, scritto dall’editore stesso! Tra queste pagine c’è la mia musica, ci sono le mie idee, c’è il mondo, ci sono io.

pennyIl meraviglioso vinile di Penny Lane
di Giordano Criscuolo
edito da Eretica Edizioni


Ecco un libro diverso! Sì, è vero, si sente spesso questa frase, eppure in tal caso la trovo estremamente appropriata perché si tratta di un racconto che osa, non classificabile, intriso di una cultura molto solida, vasta, caratterizzata da un ampio eclettismo. Più che di un racconto, si tratta di un’esperienza: leggere questo libro significa infatti entrare in un’altra dimensione, costituita da continui ossimori sensoriali. Sembra esserci un tocco di dark
fantasy, eppure non è ciò che si percepisce, perché la luce non si affievolisce mai e l’angoscia non si concretizza. 
Superata la fase durante la quale il lettore scopre chi sia Emily ed inizia a sentire dentro di sé le emozioni della protagonista facendole proprie, si finisce in un viaggio psichedelico che impedisce totalmente di abbandonare la lettura anche solo per un attimo: l’acido lisergico non è necessario, le parole e la musica possono portare ovunque. Come in effetti è tipico della psichedelia, che letteralmente “mostra l’anima” tramite allucinazioni e forti sensazioni, sotto una patina fiabesca molto vicina alla mente e al prodotto di Carrol, l’autore ci mostra il nostro mondo, non senza critiche e riflessioni.  
Nulla tra queste pagine appare casuale. Le citazioni letterarie ed i rimandi musicali sono piacevolmente interminabili: si parte dal titolo e subito dopo veniamo accolti da una canzone del 1967, “Lucy in the sky with diamonds“, certamente uno dei simboli del rock psichedelico ed ispirata alle atmosfere di “Alice nel paese delle meraviglie” e “Attraverso lo specchio e quel che Alice vi trovò”; senz’altro significativa la scelta del verso, “a girl with a kaleidoscope eyes“, a suggerirci le possibilità degli occhi di Emily, ragazza contemporaneamente razionale e sognante. Incontriamo poi Bob Dylan, Jimi Hendrix, David Bowie, Iggy Pop, Lou Reed (impossibile non citarli) e molti altri.  

<< Penny Lane è pulita, ha le cuffie perché non vuole inquinarsi. Ha gli occhi veri.>>

[p.17]

Penny Lane, soprannome di Emily, è una ragazza che segue se stessa e ciò che la appassiona, sempre accompagnata dal suo amore per il rock, che la protegge da “un mondo desideroso di mangiare i sogni; vive con la nonna e il suo gatto dopo aver perso entrambi i genitori; conserva però molti ricordi del padre, che continua a prendersi cura di lei, con le sue passioni e soprattutto con i suoi insegnamenti: <<Fidati solo delle persone che ti fanno sentire a tuo agio fin dalla prima stretta di mano.>> Ecco, se riuscissimo ad ascoltare noi stessi, a fidarci di ciò che sentiamo anche quando non vorremmo, forse ci salveremmo da molte strade che tentano di spazzare via ogni desiderio. Emily ha anche un amico, Elleppì, proprietario di un negozio di vinili, non a caso chiamato Yellow Submarine; sarà proprio un vinile in particolare, con la sua copertina semplice e senza un titolo, un vinile misterioso ma anche pericoloso, le dice Elleppì, ad attirare l’attenzione della ragazza e a farle vivere un’esperienza al confine tra il sogno e la realtà. In questa storia infatti i confini tra la realtà e la finzione sono molto labili e in ciò subentra tanto l’impegno della protagonista quanto quella del lettore, invitato a far uso della propria fantasia. Anche terminata la lettura, non si ha la certezza che la finzione sia terminata perché, è evidente, la capacità di sognare ci salva, e questo libro tenta di ricordarcelo. Sarà David Bowie a segnare la chiusura della ring composition, con il ritorno alla realtà, ma una realtà diversa da quella di apertura, una realtà piena di vita. 
Ciò che è presente in ogni singola pagina de “Il meraviglioso vinile di Penny Lane” è un elogio all’arte, dunque un elogio alla vita, meravigliosa sempre: è l’arte, in ogni sua forma, che ci rende vivi, che ci consente cioè di smettere di sopravvivere e di iniziare a vivere. 
Un piccolo libricino per un’avventura invece complessa, profonda e stravolgente, senza convenzioni. In ogni caso, non solo reputo necessario (sì, necessario!) dedicare attenzione ad ogni parola di questo libro, ma soprattutto consiglio di viverlo insieme all’ascolto di buona musica, per non perdere l’occasione di lasciarsi trasportare totalmente.  
Buon viaggio!
Ludovica

Ps. Così ho ridotto questo libro per tutte le parole da salvare!
pp
La bottega non è frequentata da un sacco di gente perché un sacco di gente è viva per caso, un po’ come certi film che danno il sabato pomeriggio su alcuni canali satellitari: stanno lì senza una vera e propria ragione, nessuno li vede ma qualcuno li ha girati tanto per imbottire il palinsesto delle reti più misere. Chi è indifferente all’arte, che sia la musica o la poesia o la pittura, sta al mondo giusto per imbottitura: passa veloce sulla faccia della terra come un sentore di letame avvertito lontanamente dall’autostrada; un pomeriggio di sesso, una sigaretta e il senso della sua vita è compiuto. L’arte è solo per coloro che amano o che almeno una volta hanno amato. [..] A volte, nonostante tutto, qualcuno varca quella porta e il campanellino di ceramica lo annuncia a LP. Din don.

“L’estate fredda” di Gianrico Carofiglio

La verità delle persone si legge nelle sfumature.

Autcopertina-lestate-freddaore: Gianrico Carofiglio
Titolo: L’estate fredda
Pagine: 342
Editore: Einaudi 
Collana: Einaudi. Stile libero. Big
Listino: € 18,50 (Lo trovate anche a €15 online!)
Pubblicazione: Ottobre 2016
Link per la mia recensione: http://www.lindipendente.net/new_site/cultura/item/2564-l-estate-fredda-perfino-il-dolore-genera-speranza.html

Dunque, la copertina è orrenda, letteralmente, e non rende onore al capolavoro che rappresenta! Questo libro è molto importante per me, per tutto ciò che rappresenta e per i dettagli che mi hanno toccata. Non ho voglia qui di spiegare per quale motivo ed in che modo, ma voglio avvertire che per chi crede che nulla si possa risolvere, per chi si ferma sempre alle apparenze quando tutto sembra facile e ovvio, per chi è convinto che sia tutto o bianco o nero, per chi lascia che una storia finisca perché “tanto non c’è più nulla da fare”, per chi ha sempre ripetuto che “la mafia non è mai stata toccata e mai perderà potere”, per chi non si è mai fermato a pensare se davvero mai nulla cambierà, ecco assicuro che queste pagine inviteranno a riflettere ed osservare, cosa che sempre provoca Carofiglio come scrittore.
Oltretutto io non sono mai stata in grado di leggere un libro di questo autore senza essere poi istigata a leggere altre tremila opere di altrettanti autori, a causa delle sue citazioni e degli interessi che fa sorgere!
Dato che la mia recensione l’ho già scritta ed è già stata pubblicata su L’Indipendente Quotidiano (questa volta sono riuscita ad essere sintetica, perché stavo esagerando!), qui di seguito vorrei solo pubblicare alcune citazioni ed estratti.

  • “Mentre lei parlava Fenoglio aveva provato l’impulso fortissimo di abbracciarla e dirle quanto la amava, e di prometterle, e di pregarla di non andare via, ma non aveva trovato il coraggio, e non aveva trovato cosa prometterle, e non aveva trovato le parole. Non era mai stato capace di manifestare i sentimenti, come per un doloroso mutismo, per un ritegno che poteva sembrare freddezza. Forse, a pensarci bene, era questo il problema più grave, più ancora dell’impossibilità di avere figli. Del resto lei lo aveva appena detto: non bisogna dare le cose per scontate. Intendeva: non bisogna dare le emozioni e i sentimenti per scontati. Vanno condivisi, vanno detti e resi tangibili.
    Non bisogna dare l’amore per scontato.” p. 21
  • “Il confine che separa i matti dai normali ci sembra netto, consistente, difficile da valicare. Invece è sottilissimo e in alcuni punti – in alcuni momenti – sfuma senza che ce ne accorgiamo. Ci troviamo nel territorio dei pazzi senza capire com’è successo – e del resto i pazzi lo sanno di essere da quelle parti?” p. 23
  • La differenza e la distanza tra i buoni e i cattivi, quella che tutti vogliamo vedere senza voler pensare a quanto sia labile, viene esemplificata in questo libro anche da un’immagine concreta, la lingua dei verbali, citando a p. 112 il “terrore semantico”:

    Calvino parla di terrore semantico. L’idea è che la lingua dei verbali eviti le parole di significato comune e concreto perché chi scrive vuole inconsciamente sottolineare di essere su un piano superiore rispetto alle cose materiali di cui gli capita di occuparsi. Un tentativo di prendere le distanze dalla concretezza del mondo reale. Antilingua, la chiama Calvino. Una lingua lontana dai significati e dalla vita.”

  • – Da bambino facevo un gioco. Sceglievo una parola e la ripetevo ad alta voce tante volte, fino a quando non perdeva il suo significato e diventava solo una sequenza di lettere. […] Fa pure un po’ paura verificare quanto sia fragile il legame fra le cose e le parole. Il mondo si regge sul collegamento fra le parole e le cose e questo collegamento può essere infranto in due minuti con un gioco da bambini. Mi sono sempre detto: deve significare qualcosa, qualcosa di importante. Ma non sono mai riuscito a capire cosa.
    La lingua è una convenzione, un patto implicito fra le persone. Nessuna legge di natura dice che a un certo oggetto corrisponde una certa sequenza di segni – lettere o vocali.” p. 114
  • – Non credo che sarò un ufficiale dei carabinieri per tutta la vita. Mi ci sono trovato, ma fin dall’inizio ho pensato di non essere adatto.
    – Forse questa è filosofia a buon mercato, ma io credo che certi lavori dovrebbero essere fatti da quelli che non si sentono adatti, per usare la sua espressione. Sentirsi un po’ fuori posto aiuta, rende più vigili. Uno che si sente molto adatto, per esempio, non nota l’assurdità del modo in cui scriviamo i verbali. Non nota i particolari importanti.” p. 114
  • E qui, ecco spiegato il titolo (p.194):

    Le metafore atmosferiche sono fra le più efficaci e potenti. Fenoglio lo aveva letto da qualche parte, ma non ricordava dove.
    – I nostri superiori vorrebbero dare un nome all’operazione. È una cosa che facciamo da sempre, lo sa. Ce lo chiedono da Roma, per il comunicato stampa, per i giornali e le televisioni, – disse il capitano con un po’ di imbarazzo.
    […]
    Fuori era buio e la pioggia batteva con una cadenza autunnale.
    – Estate fredda.
    – Eh sì, freddissima, veramente incredibile. Anche se a rigore manca ancora qualche giorno al 21 giugno, – rispose il capitano.
    – Volevo dire: Estate fredda. Il nome che mi stava chiedendo. Sarà davvero difficile dimenticarcela.
    Era vero. Sarebbe stato molto difficile dimenticare quell’estate.”

  • “Gli tornò in mente l’apologo dell’ubriaco che perso le chiavi di casa e le cerca per strada, sotto un lampione. Le cerca ma non le trova. A un certo punto un passante gli chiede cosa stia facendo e lui, appunto, gli risponde che ha perso le chiavi e le sta cercando. Le hai perse sotto questo lampione?, gli domanda il passante. No, le ho perse in quel vicolo, risponde l’ubriaco. E allora perché le cerchi qua? Perché qua c’è luce e lì è buio e non si vede niente. Una storiella molto molto arguta. Spiega quello che facciamo spesso, senza rendercene conto, quando cerchiamo di risolvere un problema senza averne le coordinate. Cerchiamo dove c’è luce, anche se è esattamente il modo per non risolvere il problema.”  p. 244

Ce ne sarebbero altre ma non posso trascriverle perché svelerebbero troppo, e poi queste mi sembrano già moltissime!
Per motivi diversi per ognuno, sarebbe perfetto se assaporassero queste pagine giovani magistrati, studenti e adolescenti, e spero, nel mio piccolo, di aver fatto nascere un po’ di voglia o quantomeno di curiosità. Perché qualcosa si può ancora salvare, sempre.

Buona lettura,
Antigone

meteo-puglia

E non vissero felici e contente: l’esordio di Federica Cabras

Il tempo un po’ lenisce; leviga le rocce che si piantano nel cuore impedendogli di pompare sangue a dovere e libera i polmoni da quel peso che non permette respiri profondi. O forse quell’organo chiamato cuore lui non lo aveva più.

Quasi ogni volta che leggo un libro, mi viene da pensare che il titolo non c’entri assolutamente nulla con la storia oppure che si sarebbe potuto trovare qualcosa di meglio. In questo caso invece, è assolutamente perfetto per più di un motivo. Una storia nella storia, la volontà e il progetto di passare il resto della propria vita con la persona amata, davvero entrambi “felici e contenti”, una ricerca costante. E invece no!
I desideri e le scelte prendono strade diverse.

e-non-vissero-felici-e-contentiNon sono stata io a cercare questo libro: sono stata trovata e mi sono avvicinata senza troppe aspettative, quasi credendo che l’avrei terminato in mezza giornata. Invece mi sono centellinata le pagine per assaporarle meglio e viverle più a lungo, sempre più sorpresa mano a mano che leggevo! Neanche arrivata alla fine sono riuscita ad indovinarne l’epilogo. Un libro che non ha nulla di prevedibile e tiene ipnotizzati davanti alle pagine: la difficoltà nel chiudere il libro e smettere è incalcolabile. 

Si tratta di un thriller dannatamente umano nel quale nessuna riga risulta sprecata, nessuna pagina annoia, nessun evento apparentemente angoscia. La psicologia è trattata con molto interesse e sempre ci viene dato un assaggio di queste personalità imponenti, finché non arriviamo a conoscerle meglio di noi stessi. O magari a conoscere ancor più noi stessi, tramite loro.

Non si tratta di una storia in cui si soccomba agli eventi, in cui ci sono vittime del destino, in cui non ci sono seconde possibilità o scelte possibili: sempre i personaggi sono artefici del proprio destino. E li ho amati e disprezzati al contempo, quasi abbia visto in loro ciò che amo e ciò che odio di me stessa. Ciò che vorrei e non vorrei essere.

Aveva chiaramente paura di quello che lei avrebbe potuto fare. La conosceva. Non era una di quelle fragili donne represse che accetta ciò che la vita dà senza lamentarsi mai. Era saccente, sicura di sé, intelligente e arguta. Non avrebbe accettato nulla, non senza lottare. 

[Federica Cabras, E non vissero felici e contenti p.134]

Questo libro mi ha ferita e così è riuscito ad entrarmi dentro, trasmettendomi un turbine di emozioni diverse. Spero davvero che un talento così vero, colto, geniale e originale come Federica Cabras, continui con le sue vittorie e che questo libro possa arrivare a quante più persone possibili per la sua completezza e la sua forza travolgente.
Una bomba esplosiva!

Link per la mia recensione: L’Indipendente Quotidiano

Link per acquistare il libro:  Amazon; Mondadori Store;

Memento, il primo successo di Emelie Schepp

memento

“Memento” è un verbo latino, è l’imperativo di meminisse, ovvero “ricordare”: “Ricorda” è il significato del titolo del primo libro della trilogia di Emelie Schepp, uscito in Svezia nel 2014, e pubblicato in Italia quest’anno da Bompiani. È infatti questo imperativo il motore della storia della protagonista Jana Berzelius, una donna forte, vincente, energicamente determinata e dotata di un’intelligenza viva, la quale però, fin da bambina è inseguita da un sogno, che vive in modo tanto intenso da farle dubitare che si tratti di un semplice incubo. La donna eviterà di cercare la verità, finché non sarà la verità stessa a trovare lei.

whatsapp-image-2016-12-30-at-00-09-40Tutto nasce dal fatto che Jana, Pubblico Ministero di successo, si trova a dover lavorare al caso dell’omicidio di Hans Julien, capo dell’Ufficio Immigrazione. Pagina dopo pagina, è un continuo colpo di scena: niente è come sembra. Potrebbe apparire come un caso di routine, un giallo come un altro. Questa storia invece si differenzia totalmente da qualsiasi altro libro dello stesso genere letterario, a partire dal momento in cui le indagini si bloccano su un elemento, l’impronta della mano di un bambino nei pressi della finestra che avrebbe usato l’assassino per entrare nella casa della vittima. Ciò sembra inspiegabile, soprattutto perché non si riesce ad individuare alcun bambino.

Immigrazione clandestina, traffico di esseri umani, lo sfruttamento minorile per la gestione di un ampio giro di droga: elementi che entrano in scena fin da subito ma che si svelano a poco a poco, inquadrati dall’interno. Non c’è spazio per il buonismo in questa storia: la vendetta vince sulla legalità e le morti conseguenti non sono altro che dolorosi incidenti di percorso. Jana agisce da sola e con chi le può essere utile: passa sopra alla legge e a ciò che è giusto. A lei importa raggiungere il proprio obiettivo, scoprire la verità ad ogni costo, salvarsi e tornare alla sua vita con un nuovo punto di forza: se stessa. Ricordare e intraprendere un’indagine parallela darà a Jana la certezza che i suoi sogni sono in realtà immagini del suo passato, che la mente non ha mai rimosso. Tener fede all’imperativo, ‘memento’, dunque ritrovare la sua infanzia, le farà ritrovare anche sé stessa e capire come sia diventata una donna così coraggiosa e in grado di difendersi da qualsiasi pericolo.

Jana Berzelius è un personaggio complesso anche se apparentemente analizzabile, le cui caratteristiche sono il frutto tanto della sua forza brillante, innata, che le ha permesso di sopravvivere, quanto dell’addestramento ricevuto da bambina. Dunque non solo Jana e non solo Ker, la dea della morte, il nome che le rimarrà per sempre inciso sulla pelle.

<< Mi chiamo Jana. Questo è il mio vero nome. >>
<< Ma tu sei Ker. >>
<< No. >>
<<Sì invece! Nel tuo intimo sei esattamente quello che io ti ho addestrata a essere. >>
Jana non rispose.

(Memento, Emelie Schepp, Bompiani p. 377)

Il dato psicologico sarebbe stato facile da rendere banale. Invece no: Schepp scava a fondo nelle conseguenze della dipendenza e della perdita di sé; le scene di combattimento entrano nell’animo e insegnano molto a chi legge: la fiducia è qualcosa da gestire in modo accurato. Tutto nella storia appare studiato nei minimi dettagli. Eppure, chiudendo il libro, c’è ancora voglia di saperne di più.

La traduzione a mio parere non è eccellente nella scelta delle parole ma lo stile riesce ad essere adrenalinico, pur essendo estremamente descrittivo. Nessun dettaglio rimane in secondo piano e la sensazione è davvero quella di trovarsi in un sogno, da spettatori attivi. Ogni personaggio ha la propria vita da raccontare, non necessariamente funzionale alla storia generale. Ho letto infatti l’ultima parola del libro rimanendo con la voglia di interagire ancora con Danilo, Jana, i suoi colleghi, suo padre e sapere ancora di ognuno di loro.

Memento inoltre è geniale dal punto di vista editoriale soprattutto perché le pagine sono intervallate da brevi capitoli in corsivo, e tali capitoli raccontano i sogni, al di fuori del tempo e dello spazio presente nella storia. Un’opera stimolante e completa dunque, scritta senza lo spreco di una virgola e con un ritmo incalzante che mantiene vivo l’interesse non solo fino all’ultima pagina ma anche una volta chiuso il libro!

http://www.lindipendente.net/new_site/component/k2/item/2529-memento-il-primo-successo-di-emelie-schepp.html

“Dio di illusioni”: bellezza e terrore

Milton ha ragione: è la mente il nostro luogo, ed essa può fare del paradiso un inferno.

Scrivere di un libro come questo è difficile, perché riguarda me, ciò che ho amato, che amo e che mi ha cambiata nel profondo. Si tratta dunque di scegliere cosa nascondere e cosa invece provare a mostrare.

dionisoQuesto titolo, Dio di illusioni, è perfetto! Dioniso è il dio dell’Irrazionale, una delle sue caratteristiche era quella di essere πολυειδής (poliueidès), cioè multiforme e questo è il suo significato nella vita di ognuno, forse lo specchio di ogni ragazzo, sebbene non tutti abbiano il coraggio di affacciarcisi! Dodds ha scritto che Dioniso è “maestro d’illusione, colui che sa far crescere una vite da un legno di nave, e in generale rende capaci i suoi devoti di vedere il mondo come non è”. Ogni pagina del libro ricorda un aspetto di questa divinità: c’è un continuo contrasto tra ciò che affascina e seduce e ciò che è pericoloso e annienta. Il rituale dionisiaco era davvero “un fuoco di puro essere” ma il pericolo è proprio in questo: raggiungere l’estasi può essere meraviglioso e terrificante.
Questo conflitto è costante e chi narra ricorda da subito di sentire “un morboso desiderio verso tutto ciò che affascina” e di avere una “tendenza a considerare buone le persone interessanti”. Sarà questo lato della sua personalità a farlo precipitadio-di-illusionire in una storia ai limiti della follia ma che attrae in modo incontrollabile: “bellezza è terrore. Ciò che chiamiamo bello ci fa tremare.”

Cliccando qui, la mia recensione del libro “Dio di illusioni” di Donna Tartt, edito da BUR.

Lo leggerei ascoltando la musica dei Doors, perché credo sia un buon modo per avvicinarsi, seppur lontanamente, a percepire cosa possa significare “perdere il controllo di sé”, rimanendo dove si è.

 

La scelta di Ulisse

Laterza è una casa editrice che non delude mai: pubblica sempre il meglio! Questa volta mi è tornata tra le mani con Eva Cantarella, amatissima non solo da me ma anche da tanti colleghi e colleghe dell’Università! Non è un’autrice che però consiglio soltanto a chi affronta i miei stessi studi, ma ad ogni tipologia di persona. Soprattutto a chi ha bisogno di aprire in modo decisivo la propria mente! Probabilmente questa autrice riesce sempre ad appassionarmi anche perché a me interessa molto il Diritto e nei suoi testi un assaggio ce ne è sempre. In particolare viene affrontato il concetto di civiltà di vergogna, differente dalla civiltà di colpa, e dunque il controllo sociale attuato attraverso sanzioni di tipo esclusivamente psichico. Ogni libro però colpisce il lettore a seconda della sua personalità e infatti i concetti che più hanno stimolato la mia mente sono quelli di parola e vergogna. La parola ha un’importanza fondamentale: a seconda del modo in cui utilizziamo questo strumento, nel bene e nel male, si capisce chi siamo.
Ad esempio Tersite viene indicato da Ulisse nel secondo libro dell’Iliade come ἀκριτόμῦθη (akritòmiuthe), “lingua confusa“: non sa parlare bene, segno di un pensiero non lineare, e dunque viene trattato come uno di poco conto. La voce può anche essere uno strumento d’inganno: nella società greca arcaica, soprattutto la voce femminile e soprattutto se cantata, può far perdere agli uomini l’uso della ragione. Tanto le donne erano ritenute pericolose nell’uso di queste armi che era stata emanata una legge, la quale invalidava testamenti redatti da chi poteva essere stato “persuaso da una donna”.
La parola è soprattutto una chiave d’accesso alla nostra anima: parlando e scrivendo, è possibile mostrare il mondo che abbiamo dentro e riordinare il caos di pensieri intrecciati che a volte facciamo nascere. eva-cantarella-sopporta-cuore-199x300
Ecco, anziché implodere, io scrivo. Per me.

Per quanto riguarda la vergogna invece, cliccando qui è possibile raggiungere il mio pezzo su L’Indipendente Quotidiano riguardante appunto “Sopporta, cuore…” La scelta di Ulisse. di Eva Cantarella (Laterza, Bari 2010)

Questi ovviamente sono solo gli aspetti che ho scelto di sottolineare, perché in realtà c’è da perdersi tra tutte le citazioni all’Iliade, all’Odissea, a Dodds, Snell, Vernant, e tutte le stimolanti riflessioni presenti in questo libro!

Grazie a Caterina per avermi regalato queste pagine!

Antigone