Memento, il primo successo di Emelie Schepp

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“Memento” è un verbo latino, è l’imperativo di meminisse, ovvero “ricordare”: “Ricorda” è il significato del titolo del primo libro della trilogia di Emelie Schepp, uscito in Svezia nel 2014, e pubblicato in Italia quest’anno da Bompiani. È infatti questo imperativo il motore della storia della protagonista Jana Berzelius, una donna forte, vincente, energicamente determinata e dotata di un’intelligenza viva, la quale però, fin da bambina è inseguita da un sogno, che vive in modo tanto intenso da farle dubitare che si tratti di un semplice incubo. La donna eviterà di cercare la verità, finché non sarà la verità stessa a trovare lei.

whatsapp-image-2016-12-30-at-00-09-40Tutto nasce dal fatto che Jana, Pubblico Ministero di successo, si trova a dover lavorare al caso dell’omicidio di Hans Julien, capo dell’Ufficio Immigrazione. Pagina dopo pagina, è un continuo colpo di scena: niente è come sembra. Potrebbe apparire come un caso di routine, un giallo come un altro. Questa storia invece si differenzia totalmente da qualsiasi altro libro dello stesso genere letterario, a partire dal momento in cui le indagini si bloccano su un elemento, l’impronta della mano di un bambino nei pressi della finestra che avrebbe usato l’assassino per entrare nella casa della vittima. Ciò sembra inspiegabile, soprattutto perché non si riesce ad individuare alcun bambino.

Immigrazione clandestina, traffico di esseri umani, lo sfruttamento minorile per la gestione di un ampio giro di droga: elementi che entrano in scena fin da subito ma che si svelano a poco a poco, inquadrati dall’interno. Non c’è spazio per il buonismo in questa storia: la vendetta vince sulla legalità e le morti conseguenti non sono altro che dolorosi incidenti di percorso. Jana agisce da sola e con chi le può essere utile: passa sopra alla legge e a ciò che è giusto. A lei importa raggiungere il proprio obiettivo, scoprire la verità ad ogni costo, salvarsi e tornare alla sua vita con un nuovo punto di forza: se stessa. Ricordare e intraprendere un’indagine parallela darà a Jana la certezza che i suoi sogni sono in realtà immagini del suo passato, che la mente non ha mai rimosso. Tener fede all’imperativo, ‘memento’, dunque ritrovare la sua infanzia, le farà ritrovare anche sé stessa e capire come sia diventata una donna così coraggiosa e in grado di difendersi da qualsiasi pericolo.

Jana Berzelius è un personaggio complesso anche se apparentemente analizzabile, le cui caratteristiche sono il frutto tanto della sua forza brillante, innata, che le ha permesso di sopravvivere, quanto dell’addestramento ricevuto da bambina. Dunque non solo Jana e non solo Ker, la dea della morte, il nome che le rimarrà per sempre inciso sulla pelle.

<< Mi chiamo Jana. Questo è il mio vero nome. >>
<< Ma tu sei Ker. >>
<< No. >>
<<Sì invece! Nel tuo intimo sei esattamente quello che io ti ho addestrata a essere. >>
Jana non rispose.

(Memento, Emelie Schepp, Bompiani p. 377)

Il dato psicologico sarebbe stato facile da rendere banale. Invece no: Schepp scava a fondo nelle conseguenze della dipendenza e della perdita di sé; le scene di combattimento entrano nell’animo e insegnano molto a chi legge: la fiducia è qualcosa da gestire in modo accurato. Tutto nella storia appare studiato nei minimi dettagli. Eppure, chiudendo il libro, c’è ancora voglia di saperne di più.

La traduzione a mio parere non è eccellente nella scelta delle parole ma lo stile riesce ad essere adrenalinico, pur essendo estremamente descrittivo. Nessun dettaglio rimane in secondo piano e la sensazione è davvero quella di trovarsi in un sogno, da spettatori attivi. Ogni personaggio ha la propria vita da raccontare, non necessariamente funzionale alla storia generale. Ho letto infatti l’ultima parola del libro rimanendo con la voglia di interagire ancora con Danilo, Jana, i suoi colleghi, suo padre e sapere ancora di ognuno di loro.

Memento inoltre è geniale dal punto di vista editoriale soprattutto perché le pagine sono intervallate da brevi capitoli in corsivo, e tali capitoli raccontano i sogni, al di fuori del tempo e dello spazio presente nella storia. Un’opera stimolante e completa dunque, scritta senza lo spreco di una virgola e con un ritmo incalzante che mantiene vivo l’interesse non solo fino all’ultima pagina ma anche una volta chiuso il libro!

http://www.lindipendente.net/new_site/component/k2/item/2529-memento-il-primo-successo-di-emelie-schepp.html

“Dio di illusioni”: bellezza e terrore

Milton ha ragione: è la mente il nostro luogo, ed essa può fare del paradiso un inferno.

Scrivere di un libro come questo è difficile, perché riguarda me, ciò che ho amato, che amo e che mi ha cambiata nel profondo. Si tratta dunque di scegliere cosa nascondere e cosa invece provare a mostrare.

dionisoQuesto titolo, Dio di illusioni, è perfetto! Dioniso è il dio dell’Irrazionale, una delle sue caratteristiche era quella di essere πολυειδής (poliueidès), cioè multiforme e questo è il suo significato nella vita di ognuno, forse lo specchio di ogni ragazzo, sebbene non tutti abbiano il coraggio di affacciarcisi! Dodds ha scritto che Dioniso è “maestro d’illusione, colui che sa far crescere una vite da un legno di nave, e in generale rende capaci i suoi devoti di vedere il mondo come non è”. Ogni pagina del libro ricorda un aspetto di questa divinità: c’è un continuo contrasto tra ciò che affascina e seduce e ciò che è pericoloso e annienta. Il rituale dionisiaco era davvero “un fuoco di puro essere” ma il pericolo è proprio in questo: raggiungere l’estasi può essere meraviglioso e terrificante.
Questo conflitto è costante e chi narra ricorda da subito di sentire “un morboso desiderio verso tutto ciò che affascina” e di avere una “tendenza a considerare buone le persone interessanti”. Sarà questo lato della sua personalità a farlo precipitadio-di-illusionire in una storia ai limiti della follia ma che attrae in modo incontrollabile: “bellezza è terrore. Ciò che chiamiamo bello ci fa tremare.”

Cliccando qui, la mia recensione del libro “Dio di illusioni” di Donna Tartt, edito da BUR.

Lo leggerei ascoltando la musica dei Doors, perché credo sia un buon modo per avvicinarsi, seppur lontanamente, a percepire cosa possa significare “perdere il controllo di sé”, rimanendo dove si è.

 

L’importanza della politica

Sono terribilmente annoiata dagli pseudo intellettuali che ripetono con soddisfazione frasi impostate sul seguente modello: << Io non seguo la politica, non mi interessa; preferisco i libri perché a me piace sognare. >> Giuro che io ho sentito testuali parole, non una ma tante tante volte. Troppe, quando anche una sola sarebbe stata eccessiva per la mia capacità di sopportazione. Tendenzialmente chi le pronuncia ha un’espressione di vanto, come se pensasse “io mi occupo di cose più importanti”. Di conseguenza, le stesse persone se ne sono poi uscite con tristi affermazioni, del tipo: << Non sapevo ci fosse un referendum, su cos’è? >>; << Ah, c’è un nuovo Governo? E come mai? >> (Oddio, questa cosa un po’ me la chiedo anch’io, ma per altri motivi!), e adesso mi aspetto che non abbiano idea del fatto che Sala si sia “autosospeso”, né delle vicende di Roma, ma sarebbe già meno eclatante. Il problema è che non lo sanno, non perché non hanno comprato il giornale OGGI, ma perché non si informano MAI. Perché loro pensano a cose più importanti, sognano! Su Aleppo poi figuriamoci, neanche da citare: questo è un argomento di nicchia. Di una gravità storica, umana e politica universale, eppure non a conoscenza di tutti.
Ora, per carità, a me fa sempre piacere sentire di persone che leggono, che vivono in un loro mondo, distratti, estraniati e colmi di sogni. Io sono la prima a vivere nella letteratura, nella musica, nella poesia, totalmente disorientata. Però un conto è essere distratti e non essere attaccati a futilità, essere curiosi culturalmente e non di pettegolezzi, un altro discorso invece è non avere idea di ciò che ci accade intorno, di ciò che stanno facendo proprio A NOI, di ciò che riguarda la nostra società, il mondo in cui viviamo. Non si può vivere con il motto “tanto ci pensa qualcun altro“. E chi sarebbero questi “altri”? La società è formata da ogni singolo cittadino. È il singolo che cambia lo stato delle cose. È il singolo che deve scegliere. Amare la politica significa occuparsi anche di chi vive nel nostro stesso pianeta, cercare di migliorare le situazioni e la convivenza, per l’altro. La parola stessa “politica“, rimanda al concetto di “cittadino“, dal punto di vista etimologico: nell’anima di questa parola quindi, ci siamo noi.
L’esistenza di coloro che si occupano di politica per interessi personali, è un altro argomento. Non è possibile però accostare la mala politica al concetto generale di politica.
È fondamentale voler conoscere, sempre; cercare di sapere cosa stia accadendo e per quale motivo e partecipare. Perché la politica è tutto ciò che ci riguarda. Se tutti ragionassero come le persone su citate, chi è al potere potrebbe fare qualsiasi cosa senza minimamente esser disturbato, degli orrori “apparentemente lontani” nessuno saprebbe nulla e chi soffre verrebbe abbandonato a se stesso. E allora sognare non sarebbe un piacere, ma l’unica possibilità.
Pertanto, anziché stare a fare gli ospiti intellettuali, se tanto odiate l’informazione politica e partecipare ad essa, vi consiglio di andarvi a cercare un’isola deserta nella quale il vostro intervento non serve, perché non c’è nulla cui intervenire!
Chi non si informa, si è arreso.

Vi lascio con uno dei miei miti!
Buonanotte,
Antigone

Una quercia sparsa di fiori

“Antigone, sola contro Creonte.
Ma che donna era stata quella? E quante volte l’aveva letta, riletta, raccontata ai suoi studenti, commuovendosi al punto che doveva voltarsi, o uscire dall’aula per non farsi scoprire?
Creonte: il potere che galoppa e lei, Antigone, che cavalca più alto della legge coi suoi venti del cuore, fiera, indomita, una quercia sparsa di fiori, nuda, indenne da qualsiasi paura, sola, unica fra tutti i tebani a voler seppellire il fratello morto, il traditore, il ribelle, il nemico della patria.

ANTIGONE: È sacro onorare il fratello.
CREONTE: E non era tuo fratello anche l’altro, Eteocle a lui nemico?
ANTIGONE: Stesso padre, stessa madre: non è un servo caduto… è il mio stesso sangue.
CREONTE: Assalì Tebe lui, il tuo eroe… l’altro la difese.
ANTIGONE: Non fa differenza nell’aldilà…
CREONTE: Che dici? Non è lo stesso: il giusto e l’ingiusto devono avere destini diversi!
ANTIGONE: Io lo seppellirò, niente mi fermerà… . *

Magnifica, dolce, piccola, indifesa Antigone. <<Non c’è mai stata una tragedia più grande di questa, – pensò Quondam ai confini del sogno. – E non solo, non soltanto per le ragioni del cuore che trionfano sulla ragion di stato, che già è un’enormità. È l’amore, la pioggia d’amore che fa grande, insuperabile Antigone. [..]>>”

* [Il dialogo è una traduzione-elaborazione dell’autore Roberto Vecchioni dall’Antigone di Sofocle, vv. 511 sgg.]

Questo assaggio è tratto dal Mercante di luce di Roberto Vecchioni. Lui, ancora una volta, a riaccendermi, a darmi forza, a impedire che io dimentichi perché sono qui, perché ho fatto le mie scelte, come sono diventata quella che sono.
A volte, se la luce non la troviamo fuori o dentro di noi, dobbiamo aprire i libri giusti!
Quando un libro è scritto da chi ha amato il Greco, le pagine sono totalmente diverse: regalano una sensazione familiare, profumano di salsedine e ogni parola è un viaggio infinito. Studiare il Greco antico è conoscere l’importanza di ogni sillaba e saperci giocare per trasformarla in emozione.

Spero che riuscirò a sentirmi all’altezza di parlare di queste pagine in un prossimo articolo.

Buon Sole,
Antigone

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“E se ti sembra che io mi comporti come una pazza, forse è pazzo chi di pazzia mi accusa.” •
(Sofocle, Antigone) 

La scelta di Ulisse

Laterza è una casa editrice che non delude mai: pubblica sempre il meglio! Questa volta mi è tornata tra le mani con Eva Cantarella, amatissima non solo da me ma anche da tanti colleghi e colleghe dell’Università! Non è un’autrice che però consiglio soltanto a chi affronta i miei stessi studi, ma ad ogni tipologia di persona. Soprattutto a chi ha bisogno di aprire in modo decisivo la propria mente! Probabilmente questa autrice riesce sempre ad appassionarmi anche perché a me interessa molto il Diritto e nei suoi testi un assaggio ce ne è sempre. In particolare viene affrontato il concetto di civiltà di vergogna, differente dalla civiltà di colpa, e dunque il controllo sociale attuato attraverso sanzioni di tipo esclusivamente psichico. Ogni libro però colpisce il lettore a seconda della sua personalità e infatti i concetti che più hanno stimolato la mia mente sono quelli di parola e vergogna. La parola ha un’importanza fondamentale: a seconda del modo in cui utilizziamo questo strumento, nel bene e nel male, si capisce chi siamo.
Ad esempio Tersite viene indicato da Ulisse nel secondo libro dell’Iliade come ἀκριτόμῦθη (akritòmiuthe), “lingua confusa“: non sa parlare bene, segno di un pensiero non lineare, e dunque viene trattato come uno di poco conto. La voce può anche essere uno strumento d’inganno: nella società greca arcaica, soprattutto la voce femminile e soprattutto se cantata, può far perdere agli uomini l’uso della ragione. Tanto le donne erano ritenute pericolose nell’uso di queste armi che era stata emanata una legge, la quale invalidava testamenti redatti da chi poteva essere stato “persuaso da una donna”.
La parola è soprattutto una chiave d’accesso alla nostra anima: parlando e scrivendo, è possibile mostrare il mondo che abbiamo dentro e riordinare il caos di pensieri intrecciati che a volte facciamo nascere. eva-cantarella-sopporta-cuore-199x300
Ecco, anziché implodere, io scrivo. Per me.

Per quanto riguarda la vergogna invece, cliccando qui è possibile raggiungere il mio pezzo su L’Indipendente Quotidiano riguardante appunto “Sopporta, cuore…” La scelta di Ulisse. di Eva Cantarella (Laterza, Bari 2010)

Questi ovviamente sono solo gli aspetti che ho scelto di sottolineare, perché in realtà c’è da perdersi tra tutte le citazioni all’Iliade, all’Odissea, a Dodds, Snell, Vernant, e tutte le stimolanti riflessioni presenti in questo libro!

Grazie a Caterina per avermi regalato queste pagine!

Antigone

Fortune controverse

Mille fatiche e tanto impegno per nasconderle, finché non arriva qualcuno che riesce a scoprirle e magari anche a curarle. E allora ci si rende conto che non c’erano solo ferite ma anche fiori e luce e bellezza, e che quei tagli sono solo una mappa dei boschi che abbiamo attraversato e quindi un assaggio di ciò che siamo. Perciò forse non è necessario impegnarsi tanto e nascondersi: in mezzo a tanto sole, può essere una salvezza mostrare ombre e lividi.
Come a dire: “Io ho affrontato tutto questo ed ho vinto: non sarai certo tu ad affondarmi.”

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(Sì, anche questa immagine, insieme al logo del blog, è di Henn Kim!)

[Antigone]

Referendum costituzionale: chiariamoci le idee!

Vorrei poter iniziare questo articolo scrivendo: “come tutti sanno”. E invece no. Non posso farlo. Perché nonostante siamo ormai agli sgoccioli e nonostante ci stiano tartassando tra spot pro-sì e confronti in televisione, su giornali, riviste e radio, ho scoperto che c’è ancora qualcuno che vive su un’isola felice e non ha idea del fatto che domenica 4 Dicembre i cittadini italiani maggiorenni saranno chiamati a votare ad un Referendum. Forse alcuni si sentono ancora minorenni e quindi non se ne preoccupano. Io mi informavo anche da minorenne, ma questo è un altro discorso.
Ad ogni modo, veniamo al punto: non si tratta di un Referendum qualsiasi. I Referendum sono sempre importanti ma questo lo è particolarmente perché tocca la nostra Carta fondamentale, ovvero la Costituzione. A coloro che non sono fuori dal mondo e che quindi escono e parlano con gli altri esseri umani, non sarà sfuggito che l’unica cosa chiara di questo Referendum è che c’è una diffusissima e pericolosa confusione nelle menti di una parte consistente di Italiani. La frase che sento più spesso, oltretutto pronunciata in toni sicuri, combattivi e tristemente ottimistici (anche gli ossimori mi attraggono non poco) è che bisogna assolutamente votare sì perché “altrimenti non cambia nulla”, o anche nella versione “bisogna cambiare qualcosa”. Il problema è che tendenzialmente chi la pronuncia non saprebbe meglio definire questo “qualcosa” che cambierà con la così detta riforma. Oltretutto vorrei far presente che il cambiamento non è necessariamente qualcosa di positivo: anche una catastrofe nel bel mezzo della pace assoluta è un cambiamento e non è auspicabile. Penoso ad esempio lo spot a favore del sì, nel quale ogni due secondi compare una signora anziana che ripete felice “se no, non cambia niente”. C’è da riflettere bene dunque sul concetto di cambiamento e soprattutto sul fatto che prima di pronunciarsene a favore, è necessario conoscere nello specifico quale sia la novità!
Poi ci sono quelli che votano no perché “così Renzi se ne va”, anche nella versione “Renzi non mi piace”. Questo è un altro punto dolente, provocato dal terribile errore di comunicazione dello stesso Presidente del Consiglio. Questo Referendum è eccessivamente importante per poter essere scambiato per un’elezione qualsiasi: anche se non sembra, gli Italiani non sono chiamati a votare per esprimere il loro apprezzamento o il loro disgusto nei confronti della politica finora attuata da Matteo Renzi e non sono chiamati a decidere se rimandarlo a casa o meno. Anche perché mi permetto di far presente che qualsiasi decisione vincerà domenica, Renzi non se ne andrà e sarebbe ridicolo se lo facesse! Di più: anche se lo facesse, è il Partito Democratico ad avere la maggioranza in Parlamento e il Segretario del Partito Democratico sempre Matteo Renzi si chiama. Quindi mettetevi l’anima in pace: questa scelta non vi è ancora stata chiesta. Naturalmente c’è anche chi crede di poter dare un voto di protesta, che poi gli si rivolge contro a sua insaputa. C’è anche chi dice che se vince il sì ci sarà un trionfo della democrazia e che se invece vince il no, ci sarà il buio totale e non si saprà più come ricreare un governo stabile; poi al contrario, quelli che dicono che se vince il sì, ci sarà un ritorno della dittatura e la fine di ogni tipo di libertà. Insomma, in ogni caso, l’apocalisse.

Allora chiariamo due concetti fondamentali. Innanzitutto, che vinca il sì o il no, in ogni caso lunedì 5, cioè il giorno successivo al Referendum, avremo ancora l’ossigeno a disposizione e non credo che la specie umana scomparirà: credeteci ed eliminate il terrorismo psicologico che hanno montato nelle vostre menti. Seconda cosa, nonché la più importante, ecco su cosa si andrà a votare veramente domenica: dovremo scegliere se vogliamo che la Costituzione Italiana venga “modificata” (le virgolette verranno spiegate successivamente”) nei punti e nei modi proposti.

Dunque non dobbiamo scegliere se in generale vogliamo che venga cambiata né possiamo decidere quale modifica ci sta bene e quale no, ma solo se siamo d’accordo che le riforme fatte entrino in vigore.
Quali sono quindi queste “modifiche”? Provate a chiederlo in giro agli accaniti sostenitori tanto del sì quanto del no: non credo che vi risponderanno in molti! Loro vogliono un cambiamento! Oppure loro vogliono che se ne vada Renzi! Che importa quali leggi cambiano! Il sarcasmo si spreca.

Proverò a grandi linee a far luce sui punti a mio parere più importanti. Innanzitutto vengono modificati ben 47 articoli su 139, dunque, a onor del vero, non si tratta di una revisione ma di un palese stravolgimento.
Il primo argomento che voglio affrontare è la modifica del sistema bicamerale, auspicato da tutti, ma il problema è il modo in cui viene modificato. Attualmente è in vigore il bicameralismo paritario, ovvero le due Camere hanno gli stessi identici poteri, dunque qualsiasi disegno di legge o emendamento deve essere approvato da entrambe. Con l’eventuale nuova Costituzione invece il Senato non verrà abolito, come molti dicono e come a questo punto sarebbe preferibile, ma semplicemente occuperà un ruolo minore e non sarà più composto da 315 Senatori, come prevede l’attuale articolo 57, bensì da 100, dei quali 5 possono essere eletti dal Presidente della Repubblica e gli altri 95 sono eletti invece dai Consigli regionali. Ci fa notare infatti Montanari in “Così no“: <<Ma la cosa più importante è che, contrariamente a quanto continuamente il governo cerca di far passare, il Senato non viene affatto abolito: ad essere aboliti sono invece gli elettori che lo votavano. Ad essere aboliti siamo noi: cittadini cancellati da una politica ripiegata su se stessa. [..] A votarlo saranno invece i consigli regionali: con una modalità che oggi nessuno conosce, perché dovrà essere stabilita «con legge approvata da entrambe le Camere» (articolo 57). E questa è l’ennesima mancanza di serietà: gli italiani sono chiamati a votare su una scatola ancora vuota.>> La seconda carica dello Stato sarà il Presidente della Camera e non più il Presidente del Senato. La Camera continuerà ad essere composta da 630 membri, dunque non ci sarà un minimo di equilibrio, e il Senato continuerà a dover rivotare le leggi della Camera, avendo poi competenza legislativa solo su riforme e leggi costituzionali; potrà sì chiedere di modificare leggi ordinarie alla Camera, la quale non sarà però tenuta a dar seguito alla richiesta. Non mi soffermo poi sul fatto che l’articolo 70, che nella Costituzione vigente recita con chiarezza che la “funzione legislativa è esercitata collettivamente dalle due Camere” è stato complicato in modo notevole e soprattutto in un italiano alquanto discutibile.

Dunque ci saranno meno poltrone e quindi meno costi ma come ha detto giustamente Rodotà, è sbagliato valutare l’andamento della democrazia in base ai costi: “La Democrazia costa!“. Oltretutto la Ragioneria Generale dello Stato in una nota del 28 ottobre 2014 stimò che si andranno a risparmiare 50 milioni di euro, cioè quanto spendiamo in un giorno: a occhio non mi sembra una grande svolta.
Lo slogan più diffuso però è quello che ci dice che in tal modo potranno esser prese decisioni più veloci e quindi potranno essere fatte più leggi: davvero ne abbiamo bisogno? Siamo il Paese con più leggi, per lo più scritte male e applicate con una certa rarità, dunque l’Italia ha palesemente bisogno di meno leggi scritte in modo più chiaro, quindi più ponderate.
Tornando ai Consigli regionali, organo rappresentativo di ogni regione, previsto dall’articolo 121 della Costituzione italiana, essi eleggeranno componenti del Consiglio medesimo e sceglieranno un sindaco per ogni Regione e per ogni Consiglio provinciale. Sottolineo che obiettivamente e senza generalizzare, si tratta della classe politica con il più alto numero di inquisiti (109 negli attuali Consigli regionali) e di scandali, i cui membri si auto eleggeranno ottenendo l’immunità parlamentare, dunque non potranno più essere arrestati, intercettati, perquisiti, salvo che lo stesso Senato ne dia l’autorizzazione, rarissima eventualità. È stato l’Economist tra l’altro a scrivere che la vittoria del sì riempirebbe il Senato della peggiore classe dirigente, quella dei Consigli regionali, dando loro l’immunità.
Ciò che però mi preme di più di questa modifica è il fatto che appunto non potremo più eleggere i Senatori e su questo davvero non si può discutere: è inammissibile. Vi sembra infatti democratico che ci venga tolta la possibilità di votare per quella che diventerà praticamente un doppione della Camera? A me no. Esigo che ci venga concesso di scegliere. Come ha fatto notare Marco Travaglio, direttore del Fatto Quotidiano, questo è stato un autogol perché su tutto il resto si sarebbe anche potuto discutere. Citando ancora Montanari:”Perché se vincesse il Sì la scelta dei nuovi senatori sarebbe «totalmente rimessa ai partiti». E, se si ricorda che tra le materie su cui dovrà legiferare questo Senato dei Partiti ci sono anche le materie costituzionali (art. 70: « La funzione legislativa è esercitata collettivamente dalle due Camere per le leggi di revisione della Costituzione e le altre leggi costituzionali»), si comprende che il danno democratico sarebbe ancora più grave: perché ad essere messo in discussione è addirittura l’articolo 1 della Carta («L’Italia è una repubblica democratica. La sovranità appartiene al popolo»). Se, infatti, d’ora in poi la Costituzione potrà essere cambiata da un’assemblea non eletta direttamente dal popolo, che ne è della nostra sovranità? Insomma, non saranno più i cittadini a decidere la sorte dei partiti: saranno i partiti a decidere dei diritti fondamentali e delle 30 libertà di noi cittadini. Parafrasando Bertold Brecht, si potrebbe dire che un governo che non riusciva a governare ha deciso di sciogliere il popolo. ”
Un ultimo commento riguardo a queste tre parti della riforma lo dedico alla durata del mandato: i membri rimangono in carica per la stessa durata del loro mandato territoriale, dunque la composizione del Senato potrebbe cambiare maggioranza politica nel corso della stessa legislazione. Quindi essenzialmente sarà un casino: come ha detto il direttore Mentana, sarà un “Senato ballerino”, cioè confusione su confusione.

Per quanto riguarda la revisione del Titolo V, è prevista essenzialmente la fine del conflitto di attribuzione tra Stato e Regioni, perché sarà lo Stato a prendere le redini, ma in tal modo si verificherà chiaramente un accentramento del potere. In generale infatti viene rafforzato l’esecutivo e vengono limitati i contro-poteri. Sono previste inoltre una serie di disposizioni volte a contenere i costi e la corruzione nei Comuni e nelle Regioni.

Importante è che saranno possibili referendum propositivi, ovvero il Parlamento sarà teoricamente obbligato a prendere in esame iniziative popolari, cosa che ora difficilmente accade. Di contro però, le firme necessarie per presentare ddl di iniziativa popolare saliranno da 50.000 a 150.000.

Verrà infine abolito il CNEL, il Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro e quindi abrogato del tutto l’articolo 99 della Costituzione.

E con ciò, mi sembra di aver toccato ogni punto della domanda alla quale dovremo rispondere domenica: “Approvate il testo della legge costituzionale concernente disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del Cnel e la revisione del Titolo V della parte II della Costituzione?” Non posso fare a meno di notare che si tratti di una domanda retorica: infatti la domanda così posta indurrebbe a rispondere << sì >>. Questo è uno dei motivi per i quali è strettamente necessario studiare la lingua italiana ed informarsi su tutto ciò che riguarda la politica, per poter scegliere liberamente, senza che nulla venga imposto.

Qualsiasi cosa si pensi poi, sono assurdi i discorsi che si basano sull’eventuale instabilità qualora vincesse il no: Renzi non se ne andrà e qualora se ne andasse, non sarà una tragedia; trovo che l’idea dell’ultima spiaggia sia sempre pericolosa, in ogni ambito. Renzi non è la nostra ultima possibilità, come non lo erano i precedenti governi!

In conclusione, ci sono buone ragioni per votare sì e buone ragioni per votare no, ma dato che non possiamo scegliere punto per punto cosa ci sta bene venga riformato, dobbiamo scegliere quale punto abbia il peso maggiore, quindi a mio parere dobbiamo scegliere cosa sia meno peggio.

La Costituzione non ha bisogno di essere cambiata del tutto, ma necessita più che altro di essere applicata: questa sarebbe una vera rivoluzione.

Vi inviterei a leggere il testo riformato ma ammetto che c’è da impazzire.
Vi invito però ad andare a votare, qualsiasi sia la vostra scelta. Sento moltissime persone che hanno deciso di rimanere a casa domenica perché “tanto non serve a niente”, “tanto ci prendono in giro”, “tanto ci sono i brogli elettorali”. Il voto è la maggior forma di democrazia che abbiamo a disposizione e l’unico modo per esprimere concretamente ciò che vogliamo Per questo Paese, e non Da questo Paese, perché noi ne facciamo parte e per esso dobbiamo lavorare: per migliorare le cose o almeno per far sì che non peggiorino. Altrimenti le possibilità sono due: o scendete in piazza a protestare perché “tanto ci prendono in giro” oppure andate via, a vivere su un’isola la cui politica vi aggrada maggiormente. Basta che non restiate a casa a lasciarvi vivere per pigrizia mentale, perché vivete in una società, vostro malgrado. C’è infatti anche chi dice “a me la politica non interessa”: la parola “politica”, nel senso in cui la usavano i Greci, indica il fatto di pensare al bene comune, dunque il fatto che ciascuno dia alla propria città quel che può in base alle proprie risorse. Questa volta in particolare l’astensionismo o la simpatia per un partito o per un altro è qualcosa che non ci possiamo permettere perché si tratta di decidere su una riforma che inciderà profondamente sugli assetti fondamentali della nostra Democrazia. <<Se ancora conserviamo l’aspirazione, nonostante tutto, ad essere cittadini e non sudditi, se ancora conserviamo la dignità di essere cittadini e non servi inconsapevoli di un potere che non ci appartiene e non ci rappresenta, non possiamo restare indifferenti. Abbiamo verso noi stessi e verso i nostri giovani, per la nostra dignità personale, l’obbligo di reagire all’indifferenza, all’apatia, alla rassegnazione, all’opportunismo, al sistematico nascondimento dei fatti, alla superficialità, che stanno dilagando fino a trasformare il nostro in un Paese senza memoria, senza speranza e quindi senza futuro. >> Nino di Matteo, PM antimafia, a Palermo il 21 ottobre 2016 all’evento Una notte per la Costituzione, organizzato dal Comitato Liberi cittadini per la Costituzione.
Vi consiglio di ascoltare il suo bellissimo e fondamentale intervento.
Buon voto,
Antigone

Ps. L’immagine seguente indica l’orrore nel confronto tra chi ha scritto la Costituzione e chi la sta stravolgendo: mi auguro non servano parole per provocare indignazione nei confronti dei nostri eventuali “padri costituenti”, anche se ne scriverei moltissime!

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